“La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace” – Giorno della Memoria, 27/01/2024

In ricordo della Shoa, dello sterminio di ebrei, sinti, rom, oppositori politici e di tutti coloro che hanno combattuto contro la ferocia Nazifascista.

E’ questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento.
I ricordi che giacciono in noi non sono incisi nella pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei”.
Così scrive Primo Levi in apertura della sua opera I sommersi e i salvati.
Il rischio dell’oblio, della distorsione o della stereotipizzazione degli eventi, in primis di un accadimento come quello della Shoah, è un pericolo concreto e non trascurabile.
Il passato può perdere i suoi contorni per una fisiologica “degradazione” della memoria, per una volontà politica di alterarlo e distorcerlo o finire per diventare solo un racconto cristallizzato che, come afferma Levi, “si istalla al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese”.
Che fare allora? Come preservare intatto il ricordo della Shoa senza cadere nelle “trappole” della memoria, siano tali insidie involontarie o volontarie?
In che modo le nuove generazioni, ora che i testimoni del genocidio ci stanno lasciando, possono conservare il ricordo lucido e intatto dei fatti, interiorizzarlo, custodirne l’insegnamento e attualizzarlo?
L’unica risposta possibile è alimentare la conoscenza.
Memoria e conoscenza dovranno divenire un binomio inseparabile, un argine forte contro la naturale forza corrosiva del tempo e contro la violenza di ogni forma di negazionismo.
E’ necessario studiare la storia in modo critico e strutturato, leggere i documenti e le testimonianze, visitare i campi di sterminio (lager) e i musei della deportazione, porre attenzione alle tante pietre d’inciampo di cui anche le nostre città sono disseminate.
Conoscere e ricordare sono gli unici antidoti non solo contro la possibilità che qualcosa del genere possa di nuova accadere, ma anche per leggere e interpretare correttamente i tanti agghiaccianti eventi di violenza e discriminazione razziale che funestano la contemporaneità.

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre” afferma Primo Levi.
Facciamo sì che questo 27 gennaio 2024 non sia solo un momento di doverosa e sentita commemorazione, ma tale data ingeneri in noi il fermo proposito di “ricordare conoscendo”.
Perché come scriveva José Saramago “Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo . Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere”.

Prof.ssa Francesca Tramonti

Prof. Luca Stefani

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